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mercoledì 15 gennaio 2020

Differenza tra Sofrologia e Tecniche di Rilassamento

La sofrologia si differenzia dalle tecniche di rilassamento in quanto va oltre la semplice ricerca del rilassamento corporeo. I due metodi, in effetti, sono molto simili, ma esistono delle differenze: le tecniche di rilassamento esistono dal XIX secolo, la sofrologia è più recente, essendo nata negli anni sessanta. Quindi si puo' dire che le tecniche di rilassamento sono state utilizzate, insieme ad altre tecniche, dal creatore della sofrologia, il neuropsichiatra spagnolo di origine colombiano Alfonso Caycedo.

Quali sono le similitudini tra le due tecniche?

Il metodo di lavoro è simile, poichè il terapeuta interviene quando il paziente è alle soglie del sonno, la voce è usata come veicolo di cura, c'è assenza di manipolazione fisica, la ricerca del rilassamento corporeo e l'utilizzo della respirazione come supporto per entrare in contatto con il corpo.
Esistono pero' anche molte differenze: prima di tutto la postura, in quanto nelle tecniche di rilassamento la persona è sdraiata oppure seduta comodamente, in sofrologia si rimane seduti oppure in piedi.
Le prime inoltre sono un metodo passivo, esattamente come un massaggio, mentre l'obiettivo della sofrologia è rendere la persona attrice del suo cambiamento e della sua evoluzione: quindi l'intenzione non è la stessa. Infatti la sofrologia propone degli strumenti per agire, per trasformarsi.

Inoltre, il rilassamento ricercato in sofrologia va ben oltre il semplice rilassamento muscolare. E' molto più profondo perchè deve contribuire a mantenere il corpo in buona salute, migliorando anche gli organi e la circolazione del sangue. Il lavoro viene fatto a livello corporeo, emotivo e mentale, cioè nelle differenti strutture della Coscienza. In tal modo il rilassamento diventa per il primo metodo un obiettivo, mentre per la sofrologia è uno degli strumenti utilizzati.

L'obiettivo del sofrologo è quindi aiutare la persona ad evolvere per portare uno sguardo differente sul proprio quotidiano, per reagire in modo differente, per prepararsi all'azione.

L' "allenamento" quotidiano, regolare, fatto a casa, delle tecniche apprese in seduta con il sofrologo, conduce ad una migliore conoscenza di sè: le tecniche di visualizzazione del futuro ci permettono di vederci agire in un altro modo, riuscendo al meglio in quello che è bene per noi. Si lavora sul positivo e si sviluppano in questo modo delle connessioni neuronali più solide, che consentono il rafforzamento della fiducia in sè e lo sviluppo delle capacità di cui abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni.
La sofrologia migliora anche capacità quali la memoria, la concentrazione, il discernimento, l'intuizione....

I benefici della sofrologia in termini di prevenzione sono oggi riconosciuti: in Francia è presente negli ospedali da molto tempo, si sta imponendo anche nel mondo delle imprese e nelle scuole sotto forma ludica, dove i ragazzi apprendono a gestire le loro emozioni divertendosi.

martedì 17 dicembre 2019

Stimolare il nervo vago per combattere l’infiammazione

Cos'è il nervo vago?

è il decimo nervo delle dodici paia di nervi cranici che partono dal tronco encefalico. I 2 nervi vaghi destro e sinistro sono tra i più importanti del corpo nonché i più lunghi ed i più ramificati tra i nervi cranici.

E' il nervo più lungo del corpo ed è al centro della comunicazione tra il cervello e i nostri organi interni. Potenziarlo risulta quindi benefico per la nostra salute, specialmente per combattere le infezioni.

Senza che ce ne accorgiamo, il sistema nervoso autonomo scambia costantemente informazioni e i comandi tra il cervello e i vari organi del corpo, come il cuore, i polmoni e l'intestino. All'interno di questo sistema il nervo vago fa parte del sistema regolatorio parasimpatico, la cui attività è predominante quando siamo a riposo.
Una funzione essenziale del nervo vago è la regolazione dello stato infiammatorio del corpo. Agendo sul sistema immunitario, aiuta a prevenire le infiammazioni. Nella malattia di Crohn e nell'artrite reumatoide, studi pilota hanno dimostrato l'efficacia della neurostimolazione vagale. Potrebbe anche prevenire e ridurre gli effetti legati allo stress, come stati di stress post-traumatico o burn-out, o addirittura limitare gli effetti collaterali dei trattamenti farmacologici.

Molti studi mostrano anche un legame tra il livello di attività del nervo vago e il nostro stato emotivo. Quando siamo in uno stato di calma interiore e proviamo emozioni di gratitudine o compassione, l'attività del nervo vago è ai massimi livelli.
Agisce in particolare sulla frequenza cardiaca facendola rallentare: questo è ciò che viene chiamato il freno vagale. Senza di essa, la nostra frequenza cardiaca a riposo aumenterebbe a 100-110 battiti al minuto invece di 50-90 in tempi normali.

Al contrario, quando sentiamo paura o sotto stress, l'attività del nervo vago diminuisce molto rapidamente. Con l'azione combinata del sistema simpatico (al contrario del sistema parasimpatico), questo aumenta la frequenza cardiaca.
Inoltre, poiché lo stress inibisce l'attività del nervo vago, gli impedisce di esercitare il suo potere antinfiammatorio.

Normalmente, una volta superato un evento stressante, il nervo vago prende il sopravvento per garantire il recupero nel corpo e della mente. Ma in alcuni disturbi emotivi, come la depressione o l'ansia, c'è un collasso dell'attività vagale.
Lo stress e le emozioni svolgono anche un ruolo nell'insorgenza e nel peggioramento di alcune malattie, come la sindrome dell'intestino irritabile, la malattia infiammatoria intestinale e l'artrite reumatoide. In queste malattie, ci sono spesso anomalie nella comunicazione tra il cervello e l'intestino.



Come si puo' rinforzare il 
nervo vago?

Tutte le tecniche utilizzate per combattere gli effetti dello stress hanno un potenziale effetto sull'attività del nervo vago. Questo è il caso, ad esempio, della "coerenza cardiaca". Consente la regolazione della frequenza cardiaca attraverso la respirazione lenta e controllata di circa sei cicli inspirazione-espirazione al minuto. 

L'obiettivo è aumentare la variabilità della frequenza cardiaca per migliorare il tono vagale e, in definitiva, il "tono" antinfiammatorio.
Altre tecniche come la meditazione, la sofrologia o l'ipnosi aiutano a raggiungere questo obiettivo.

La stimolazione del nervo vago è promettente, tuttavia, restano da determinare le condizioni della pratica per ottenere un rafforzamento vagale ottimale e studi terapeutici per convalidare questi metodi.










venerdì 13 dicembre 2019

La Sofrologia lavora con il Corpo per guarire lo Spirito


La Sofrologia è un metodo semplice ma rigoroso, che permette a chiunque di ritrovare una versione migliore di se stesso. 
Non è un metodo che si basa solo sul Rilassamento, ma si tratta di una terapia psicocorporale: si lavora attraverso il rilassamento del corpo, che è la porta d’ingresso che permette di iniziare un lavoro più profondo nella Coscienza.

E’ un metodo molto strutturato, preciso e progressivo che richiede la conoscenza di tutte le tecniche che sono state inventate dal Dr. Caycedo. Tecniche che vengono personalizzate dal Sofrologo per ogni ognuno in modo diverso. La cosa positiva della Sofrologia è che fondandosi sul principio dell’adattabilità, puo’ essere uno strumento benefico per chiunque, bambini, adolescenti e adulti.

Si usano gli strumenti della Sofrologia per risolvere problemi che non sono ancora patologie, ma che potrebbero diventarlo se la persona continua a vivere secondo la sua ‘Coscienza naturale’, procrastinando una soluzione. Per esempio se si inizia a non dormire bene non è positivo affidarsi ai sonniferi, perchè in questo modo si rischia di andare verso una ‘Coscienza patologica’. Quindi la sfida è permettere alla persona di apprendere tutti gli strumenti che le servono, per prendersi cura di sè e diventare autonoma nel momento in cui ne senta la necessità. Alla fine del percorso si arriva alla ‘Coscienza Sofronica’: la persona è più all’ascolto di se stessa, riesce a prendere le distanze dai problemi, arriva a relativizzare con più facilità, trovando una soluzione migliore per sè.
Questo è l’obiettivo che si ricerca attraverso la Sofrologia, quello che permette di sviluppare una Piena Coscienza.


Come si svolgono le sedute in Sofrologia?

La prima seduta è fondamentale. Si fanno molte domande alla persona, si ascoltano le risposte, le parole che utilizza, i gesti, la sua postura, le tensioni nel corpo. In Sofrologia non si va ad analizzare il perchè del problema che esiste in quel momento, ma si agisce sul corpo nel qui e ora per aiutarlo a trovare le risorse per arrivare al superamento del problema: rendere più forte la persona che è davanti a noi, rafforzare le sue competenze, in modo che possa avanzare nel percorso in base a cio’ che sente oggi. E’ un vero e proprio percorso per ritornare a se stessi in autonomia: la persona diventa in questo modo l’attore protagonista del proprio percorso di ‘guarigione’.

Il ‘lavoro’ vero e proprio si fa generalmente seduti oppure in piedi attraverso una serie di esercizi corporei che prevedono: respirazione controllata, rilassamento muscolare, concentrazione. La voce del sofrologo accompagna la persona in modo che essa sia veramente nel corpo e non senta più solo il suo dolore fisico, ma la fatica più profonda.
Raggiunto uno stato di Coscienza più profondo si iniziano gli esercizi di visualizzazione che permettono di focalizzare lo sguardo della persona sull’aspetto positivo di tutte le situazioni passate,presenti o future, seguendo il principio per cui tutte le azioni, pensieri o sensazioni positive generano altre azioni e pensieri positivi.



Alla fine di ogni seduta vengono assegnati alla persona dei ‘compiti a casa’: cioè degli esercizi da rifare da solo, in modo che la seduta successiva si possa valutare il lavoro fatto, le difficoltà trovate, in modo da adattare sempre meglio gli esercizi del percorso e aiutare cosi la persona a vivere veramente in accordo con i suoi veri Valori.



lunedì 25 novembre 2019

Le Parole possono modificare il tuo cervello!

Le parole che scegli di usare possono letteralmente cambiare il tuo cervello.



Andrew Newberg, neuroscienziato della Thomas Jefferson University, e Mark Robert Waldman, esperto di comunicazione, hanno collaborato al libro "Words Can Change Your Brain". "Una parola ha il potere di influenzare l'espressione di geni che regolano lo stress fisico ed emotivo".

Quando usiamo parole piene di positività, come "AMORE" e "PACE", possiamo cambiare il modo in cui il nostro cervello funziona aumentando il ragionamento cognitivo e rafforzando le aree dei nostri lobi frontali. L'uso di parole positive più spesso di quelle negative può far rivivere i centri di motivazione del cervello e spingerli all'azione.

All'altra estremità dello spettro, quando usiamo parole negative, impediamo la produzione di alcuni prodotti neurochimici che contribuiscono alla gestione dello stress. Ognuno di noi è prima preoccupato per la sua sopravvivenza; è così che il nostro cervello primitivo ci protegge dalle situazioni pericolose per la sopravvivenza.

Pertanto, quando lasciamo entrare parole e concetti negativi nei nostri pensieri, aumentiamo l'attività al centro della paura del nostro cervello (l'amigdala) e causiamo l'inondazione del nostro sistema da parte degli ormoni che generano stress.
Questi ormoni e neurotrasmettitori interrompono i processi logici e di ragionamento del cervello e inibiscono il normale funzionamento.  

Newberg e Waldman scrivono: "Le parole spaventose e arrabbiate inviano messaggi di allarme attraverso il cervello e chiudono parzialmente i centri logici e di ragionamento situati nei lobi frontali".

Un estratto dal loro libro spiega come l'uso delle parole giuste puo' letteralmente cambiare la nostra realtà:

"Mantenendo una (parola) positiva ed ottimista nella tua mente, stimoli l'attività del lobo frontale.
Questa area include centri di trattamento specifici che si collegano direttamente alla corteccia motoria responsabile della tua azione. E come ha dimostrato la nostra ricerca, più ti concentris ulle parole positive, più inizi a raggiungere altre parti del cervello.

Le funzioni del lobo parietale iniziano a cambiare, cambiando la tua percezione di te stesso e delle persone con cui interagisci. Una visione di sé positiva ti porterà a vedere il bene negli altri, mentre un'immagine di sé negativa ti spingerà al sospetto e al dubbio.

Nel corso del tempo, anche la struttura del tuo talamo cambierà in risposta alle tue parole, pensieri e sentimenti coscienti e crediamo che i cambiamenti talamici influenzino il modo in cui percepisci la realtà".



Uno studio di Psicologia positiva approfondisce gli effetti dell'uso di parole positive. A un gruppo di adulti dai 35 ai 54 anni è stato assegnato un compito serale: registrare tre cose che sono andate bene per loro quel giorno, incluso il perché.

I successivi tre mesi hanno mostrato che il loro livello di felicità ha continuato ad aumentare e il loro senso di depressione ha continuato a diminuire. Concentrandoci e riflettendo su idee ed emozioni positive, possiamo migliorare il nostro benessere generale e aumentare la funzionalità del nostro cervello.

Su quali parole scegli di focalizzare la tua energia? 

Se noti che la tua vita non è esattamente "felice", prova a tenere un diario con te per scoprire quanto spesso usi parole negative. Potresti essere sorpreso di vedere come sia la soluzione più semplice per una vita migliore: cambiare le tue parole, cambiare la tua vita.

(Testo tradotto da https://exoportail.com/parlez-avec-amour-comment-vos-mots-restructurent-litteralement-votre-cerveau/?fbclid=IwAR3dS1VLlH0uxkSVvce36z8BvJrBU4M7JipCJpnwmhXaqbcWohDeZh6ONAw)


sabato 19 ottobre 2019

La Scala dell'Autostima di Rosenberg


"L'autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l'autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni. La parola autostima deriva appunto dal termine "stima", ossia la valutazione e l'apprezzamento di sé stessi e degli altri."

Se ne deduce quindi che l’autostima è strettamente relazionata con il giudizio soggettivo che formuliamo su noi stessi. Un’autostima sana, dunque, genererà sempre un grande benessere, mentre a livelli molto bassi può puo’ farci dubitare di cio’ che è importante per noi, cio’che dona un senso alle nostre azioni e alle nostre scelte.



La scala dell’autostima di Rosenberg deve il suo nome al suo creatore, Morris Rosenberg, professore e dottore in sociologia che ha dedicato diversi anni della sua vita allo studio dell’autostima e dell’autoconcetto. Nel 1965 ha pubblicato il libro “La società e l'autostima dell'adolescente”, attraverso il quale ha presentato la sua scala di autostima.

La scala di Morris Rosenberg raccoglie 10 affermazioni che ruotano attorno a quanto si valorizza la persona, così come a quanto si ritiene soddisfatta di se stessa.
Le 5 prime affermazioni sono formulate in forma positiva, le restanti 5 in forma negativa.

Come si misura l'autostima con la scala di Rosenberg?

È semplice. Leggi le seguenti affermazioni e rispondi seguendo le istruzioni.
L’interpretazione del risultato è valido sia per i maschi che per le femmine.

1. Credo di essere una persona apprezzabile, almeno nella stessa misura degli altri.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

2. Sono convinto di avere buone qualità.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

3. Sono capace di fare bene le cose come la maggior parte delle persone.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

4. Ho un atteggiamento positivo verso me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

5. In generale, sono soddisfatto di me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

6. Sento di non avere molti motivi per essere orgoglioso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

7. Solitamente, tendo a pensare che sono un fallito.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

8. Mi piacerebbe poter avere più rispetto per me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

9. A volte mi sento completamente inutile.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

10. A volte sento di non essere una buona persona.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

Somma tutti i punti e scopri cosa dice di te la scala di Rosenberg

La somma è inferiore a 15
Stiamo parlando di un'autostima molto bassa.

Il risultato è compreso fra 15 e 30
Il paziente ha un'autostima normale, anche se leggermente bassa.

Hai raggiunto i 30 punti
La tua autostima è equilibrata e salutare, propria di una persona soddisfatta con la sua vita ed emozionalmente stabile.

La somma finale è superiore a 30
Il paziente ha un'autostima molto alta.

40 è il punteggio più alto
Questo dato indica che la persona ha un'autostima molto alta, cosa che potrebbe anche essere sintomo di qualcos'altro: il soggetto non ha consapevolezza reale di se stesso, si sta sopravvalutando o non è capace di riconoscere i propri errori e i propri limiti.

I lavori su grande scala realizzati con questo strumento hanno permesso di scoprire che le persone più stabili emotivamente ed estroverse hanno una stima di sè più grande delle persone introverse che hanno una più debole stima di sè.

Dobbiamo prenderci cura della nostra autostima, perchè è un pilastro del nostro equilibrio, la base dalla quale parte la spinta per lanciarci in nuovi progetti, per farci uscire dalla zona di confort e farci sentire più a nostro agio nel nostro quotidiano.

In che modo la sofrologia puo’ essere utile all’incremento dell’autostima?

Durante un percorso sofrologico si arriva ad una maggiore conoscenza di sè, sviluppando una maggiore facilità a volgersi verso cio’ che è meglio per noi stessi, mettendo a distanza le difficoltà. Conoscersi meglio quindi è uno degli strumenti che favoriscono un innalzamento dell’autostima.

Attraverso gli esercizi proposti si arriva a risvegliare e rinforzare le proprie capacità, contribuendo cosi a sviluppare la fiducia in sè.
Si lavora molto sull’ascolto del proprio corpo per arrivare a gestire le emozioni spiacevoli. Si lasciano fluire le emozioni, imparando a gestirle, ritrovando cosi una relazione naturale con esse. Attraverso la Sofrologia si rinforza la capacità di resistenza alla frustrazione e alla disillusione che sono alla base di una mancanza di autostima.


E adesso, siete pronti per testare il livello della vostra autostima?





mercoledì 2 ottobre 2019

False credenze sull'ADHD


"Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, in inglese attention deficit hyperactivity disorder o ADHD, è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da problematiche nel mantenere l'attenzione, eccessiva attività e/o difficoltà nel controllare il proprio comportamento  che non appare adeguato all'età della persona." (Wikipedia)


Il termine 'deficit' d'attenzione porta ad una grande confusione. Innanzitutto lascia intendere che la persona è incapace di concentrarsi del tutto oppure ci riesce ma solo per un breve periodo.



Ma in effetti, non esiste un solo modo di concentrarsi. Le persone ADHD hanno un tipo di attenzione che funziona come un radar a scansione, mentre i ragazzi cosiddetti neurotipici hanno un'attenzione assimilabile ad un proiettore.
E mentre i primi hanno piena coscienza dell'ambiente che li circonda in modo totale (attenzione multifocalizzata), i neurotipici hanno un tipo di attenzione che si concentra su un solo punto alla volta.

Quindi è falso credere che una persona ADHD non percepisca i dettagli oppure non presti loro attenzione. 

E' proprio il contrario. 

E' proprio quando abbiamo la capacità di percepire tutti i dettagli di una situazione, che diventa più difficile rimanere concentrati su un solo soggetto in un momento preciso. 
Ed è vero quindi che queste persone sono ipersensibili e molto percettive, poichè  vedono il quadro generale di una situazione con l'insieme dei dettagli. Sono persone che percepiscono la globalità di cio' che li circonda in modo molto complesso. Sono sensibili ai rumori, alla luce, ai movimenti, vedono e sentono tutto, costantemente. Riescono quindi ad avere una visuale da diverse angolazioni: questo si dimostra essere una grande forza e allo stesso tempo anche una grande sfida.

Alla luce di quanto detto, non è dunque corretto parlare di 'deficit' d'attenzione perchè questa non è né assente, né inferiore, né deficitaria. Semplicemente esiste un cervello che funziona in modo diverso: una variante del trattamento delle informazioni.

Si è notato inoltre che nel momento in cui le persone ADHD hanno una concezione di sé più definita e degli interessi personali che li appassionano, allora la loro motivazione diventa incredibile e viene a galla le capacità di essere completamente concentrati, da cui possono emergere molte nuove idee creative. 

In effetti l'iperfocalizzazione è la faccia meno conosciuta di questa sindrome ed è una forza incredibile che è spesso banalizzata e/o ignorata!

La metodologia comportamentale utilizzata oggi inquadra la persona in modo rigoroso. Si pone in essere un sistema di ricompense per motivare il ragazzo o si impongono dei limiti, dei piani da rispettare, si cerca di strutturarlo il più possibile. Ma il vero problema è che l'ADHD non è una sindrome comportamentale, non c'è niente da correggere e non si dovrebbe neppure avere come obiettivo di portare la persona ad avere un'attenzione standard (normale!), ma piuttosto bisognerebbe comprendere come realmente funziona il loro cervello.

Purtroppo la difficoltà di questi ragazzi è il fatto che l'ambiente quotidiano, ma soprattutto l'ambiente scolastico sono poco adatti per la comprensione delle difficoltà legate a questa sindrome. Nella maggior parte dei casi perchè se ne ignorano le dinamiche. Mettiamoci poi che l'insegnamento, ma anche solo le classi sono pensate e concepite per la 'normalità': l'attenzione come un proiettore che ha un angolo solo. Quindi l'ipersensibilità e l'intelligenza percettiva porta i ragazzi ADHD ad essere più facilmente deconcentrati. Ed a soffrire per la costante sensazione di essere inadeguati rispetto agli altri.

Bisogna allora portare l'attenzione di tutti sul fatto che essere concentrati su un solo fatto alla volta non è l'unico modo di percepire il nostro mondo. 

In questo contesto, la Sofrologia puo' portare degli strumenti importanti ai ragazzi ADHD per arrivare a gestire l'attenzione in modo autonomo, senza essere costantemente dispersi. (esercizi per incrementare la concentrazione e la memoria)
Possono essere inoltre accompagnati per arrivare ad una corretta percezione di sé e del proprio potenziale (esercizi per incrementare la stima di sè). Ma soprattutto per accrescere l'autostima favorendo l'ascolto di sé stessi, e recuperare la motivazione e il desiderio di dare il meglio in ogni situazione.

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giovedì 13 giugno 2019

Accompagnamento degli Adolescenti !


Il periodo dell'adolescenza inizia verso gli 11 anni con la pre-adolescenza per le ragazze e verso i 12 anni per i ragazzi. Il corpo continua a maturare fin verso i 25 anni ed in particolare le zone prefrontali del cervello implicate nel controllo delle emozioni e la pianificazione dei comportamenti.







L'adolescenza è un passaggio importante nello sviluppo di un individuo, è un periodo ricco di trasformazioni e mutamenti sia fisici che cognitivi, identitari e sociali:



I cambiamenti corporei

In questo periodo il corpo si trasforma, la crescita diventa rapida (anche 10 cm per anno) e i muscoli devono adattarsi all'allungamento delle ossa. Il centro di gravità del corpo si sposta e questo li rende goffi e a tratti maldestri. A volte l'adulto li considera dei 'mollaccioni' sdraiati su un letto o su un divano, in realtà questo permette loro di limitare al massimo le tensioni muscolari.

Il loro Schema Corporeo è completamente destrutturato e non è più percepito dalla Coscienza in modo corretto.

Lo Schema Corporeo è la rappresentazione individuale di tutto cio' che costruisce un individuo: emozioni, il corpo, le sensazioni, l'immagine di sè, le riflessioni, le intuizioni, i valori etc....



 Le variazioni di energia

Tutti i cambiamenti corporei li affaticano molto, il loro corpo passa il tempo a compensare per bilanciarsi. Passano da uno stato di eccitazione ad uno stato di indifferenza totale. Questo accade soprattutto nel periodo delle scuole medie. Non è raro che siano molto affaticati, la situazione migliora se fin da piccoli hanno fatto molto sport.

La fatica è dovuta anche al fatto che l'adolescente ha difficoltà ad addormentarsi. Questo accade perchè la melatonina non è secreta come nel bambino. Essa comincia non prima delle 23. Per questo è difficile per loro riuscire a dormire prima di mezzanotte. Durante il week end dormono di più perchè hanno un debito di sonno da recuperare.



Scoperta della sessualità

L’adolescente è sessualmente maturo, i testicoli e le ovaie sono inondati di ormoni: testosterone ed estrogeni. Essi sono responsabili di comportamenti a volte aggressivi e di altri squilibri del comportamento. Il testosterone, per esempio, li spinge a muoversi continuamente. E mentre il corpo è “pronto” il loro cervello e la parte affettiva non sono ancora arrivati alla maturità, per questo motivo tutte le relazioni sono complicate. Tutti i sentimenti sono estremizzati nella difficile costruzione della loro sessualità. E’ il periodo dell’esplorazione del loro corpo per rassicurarsi sul suo buon funzionamento.



La strutturazione del pensiero

E' in questa fase che le modificazioni cognitive e psicologiche apportano una nuova capacità di ragionamento e il momento in cui viene integrata la differenza tra il mondo virtuale e quello reale. Sviluppano la loro capacità di riflessione grazie alla maturazione cognitiva. Da questo punto di vista c'è un grande cambiamento che interviene nel passaggio tra scuola media e studi superiori. In questo periodo prendono coscienza della morte e del fatto che l'essere umano ha bisogno di dare un senso alla propria esistenza. Iniziano i grandi interrogativi sulla vita, su cio' che li circonda e sui loro Valori. E' un periodo complicato e pieno di passione dove pero' iniziano anche i comportamenti pericolosi e le dipendenze che vanno monitorate: alcool, sesso, droga, videogiochi, ossessione per l'aspetto fisico e mania per l'attività sportiva.



La costruzione della personalità

L'adolescenza è la culla della creatività, dove vengono sperimentate diverse personalità (in famiglia, con gli amici, a scuola) e dove avviene l'elaborazione del futuro adulto che vogliono diventare. Gli adolescenti si identificano con le persone che incontrano mentre elaborano il lutto del bambino che sono stati. Queste persone possono essere amici, star, gruppi di moda, eroi virtuali etc.. E' soprattutto durante gli anni del liceo che le scelte di appartenenza si affermano: amici, politica, religione. Tutte queste esperienze, giochi di ruolo e comparazioni con l'esterno, fanno emergere pian piano il nuovo Essere.


 L’autonomia affettiva

L'adolescente scopre che le sue scelte e i suoi Valori possono essere diversi da quelli dei suoi genitori. Le regole fino ad allora imposte dalla famiglia ed accettate vengono vissute come vincoli inaccettabili e suscitano comportamenti oppositivi e a volte vere e proprie ribellioni. Tutto questo fa emergere delle contraddizioni tra il desiderio di autonomia e il bisogno di essere ancora riconosciuto e sostenuto dalla famiglia. E' questo il periodo in cui trasferiscono la relazione simbiotica dai genitori ad altre persone: amici d'infanzia, compagni di scuola o primi amori. Questo 'doppio' permette all'adolescente di rassicurarsi e sentirsi forte.



Come interviene la Sofrologia?


Vengono proposti diversi protocolli per rispondere agli svariati bisogni degli adolescenti. Ovviamente ogni protocollo individuale sarà adattato e modificato sulla base delle necessità espresse da ogni singolo adolescente:



1) I complessi

Tutti i cambiamenti e  trasformazioni della pubertà destabilizzano l'adolescente che non si riconosce nel suo nuovo corpo. Passa molto tempo ad osservarsi e quando una parte del suo corpo non corrisponde al suo modello ideale si focalizza su quella parte oppure la rifiuta. Inizia a perdere stima in se stesso e si sminuisce fino al punto di non accettarsi più. La diminuzione di autostima crea problemi nella sua vita di tutti i giorni. I complessi possono portare alla ribellione ad un desiderio di esclusione dagli altri.



2) I problemi legati al sonno

L'orologio biologico regola il ritmo e l'attività quotidiana, il sonno e la veglia. I numerosi cambiamenti fisiologici e le modificazioni ormonali della pubertà desincronizzano questo orologio. La fase del sonno che permettono il recupero fisico diminuiscono e dei risvegli notturni possono apparire. Sono dovuti spesso ad incubi che trovano la loro origine nelle angosce legate alla scuola, alle trasformazioni fisiche o alle relazioni sociali. A destabilizzare il sonno intervengono anche delle abitudini che si instaurano in questo periodo (social network, discussioni whatsapp, serate durante il week end...). Progressivamente viene accumulato un debito di sonno importante che nel tempo stanca fisicamente e mentalmente l'adolescente. Questa stanchezza puo' andare a detrimento dell'apprendimento.


3) La morosità

Non è uno stato di depressione, ma uno stato passeggero che porta tristezza, melanconia, disincanto e malcontento. L'adolescente trova poco interesse nelle diverse attività che gli vengono proposte e si annoia facilmente. Sul lungo periodo perde motivazione e gusto per le cose, si chiude e sviluppa sonnolenza durante il giorno.


4) Le dipendenze

Esse definiscono un comportamento incontrollato che non si puo' reprimere e che tende a generare del piacere per attenuare un malessere interiore, anche comprendendo le conseguenze pericolose che questo comportamento puo' produrre. Questo perchè la dopamina viene prodotta chimicamente nel cervello ed è rilasciata durante le situazioni gradevoli stimolando l'individuo a cercare l'attività o l'occupazione piacevole. Ciò significa che la pratica eccessiva di videogiochi, lo sport oppure il consumo di prodotti come l'alcool, il tabacco, medicinali, cannabis etc...sono utilizzate per stimolare la dopamina nel cervello. l'adolescente durante la pubertà si distacca progressivamente dal legame di dipendenza con i suoi genitori e la scoperta della sua autonomia lo spinge a sperimentare i suoi limiti, incontrando dei rischi sul suo cammino. Tutte le nuove esperienze sperimentate in questo periodo di cambiamenti possono generare degli stati ansiosi che portano a trovare delle strategie di sollievo pericolose. Questi comportamenti sono spesso amplificati dal riconoscimento e la valorizzazione che arriva dai compagni e amici.


5) La ribellione

E' un atteggiamento di opposizione, rivolta contro l'autorità. Cercando la propria identità, l'adolescente, ha bisogno di emanciaprsi dalla protezione dei genitori, ma allo stesso modo tempo teme il confronto con il mondo esterno. Nel contempo ha il timore di non riuscire a staccarsi dal nucleo familiare e di rimanere dipendente e teme di essere abbandonato, quindi provoca la rottura: si oppone ai valori familiari e trasgredisce a tutte le regole. In questo periodo della vita si verifica una dualità caratteristica tra l'individuo che deve elaborare il lutto degli aspetti che lo proteggevano durante l'infanzia e quello che deve accettare la sfida costituita dall'emancipazione: più ha paura e più si ribella per dissimulare i suoi timori. Nel lungo periodo, l'atteggiamento di ribellione diventa pericoloso per sè ma anche per gli altri.


6) L’esclusione

Si manifesta con il divieto ad integrarsi ad un gruppo già definito. Questa proibizione è imposta oppure volontaria. Durante l'infanzia esiste la simbiosi con i genitori, mentre durante l'adolescenza si ricade sotto l'influenza del gruppo dei pari. Costruire dei legami forti con gli altri adolescenti permette ai ragazzi di conquistare l'autonomia, ma soprattutto di valorizzarsi attraverso il prestigio sociale. Per appartenere a questo gruppo  l'adolescente deve adottare le stesse regole: il look, le espressioni, il comportamento e deve avere gli stessi amici.



7) L’inibizione

E' un processo interiore che, a diversi gradi, limita o impedisce dei comportamenti. Le cause possono essere molteplici: angoscia, disfunzioni del sistema nervoso, carenza affettiva, famiglia troppo protettiva, etc..).

L'inibizione puo' essere intelletuale, fisica, affettiva, verbale oppure psicologica. Si avranno allora difficoltà a pensare e concentrarsi, rigidità del corpo oppure problemi di tonicità, difficoltà a mostrare le emozioni, mutismo, perdita dell'appetito o del sonno.

L'adolescenza è un periodo che puo' esasperare la timidezza, quindi in ragazzi di per sè già timidi puo' degenerare in inibizione. In effetti c'è differenza tra timidezza e inibizione: la prima è legata alla paura dello sguardo altrui, ma il ragazzo riesce ad agire e si inibisce solo a tratti, nella seconda si verifica un vero blocco totale che nei casi più complessi puo' avere alla base una vera e propria fobia sociale.


8) La somatizzazione

Dal greco 'soma': corpo, è un fenomeno incosciente che permette ad un individuo di esprimere fisicamente una sofferenza psicologica. La persona lamenta dolori e problemi fisici in assenza di una causa organica reale. La somatizzazione si verifica generalmente a causa di uno stress preciso, ma puo' degenerare in una condizione cronica se la persona è costantemente esposta alla causa stressante. Si manifesta con differenti sintomi: mal di pancia, cefalea, dolori diffusi, eczema, allergie, problemi digestivi, nausee, dissenteria, crisi d'asma etc...

Quando l'adolescente non riesce ad esprimere le sue angosce, si lamenta di dolori cornici e sviluppa dei sintomi per attirare l'attenzione delle persone a lui vicine come amici, genitori o professori.


9) Difficoltà scolastiche transitorie

Si tratta di difficoltà transitorie comuni a molti adolescenti. Si manifestano alla fine delle medie o all'inizio del liceo: fino ad allora il profitto scolastico era soddisfacente, all'improvviso i risultati sono in flessione senza ragioni apparenti.

Questa demotivazione passeggera è dovuta generalmente alle diverse trasformazioni dovute alla pubertà. Gli adolescenti disperdono la loro concentrazione facilmente poichè i loro centri d'interesse si modificano e si moltiplicano, inizia quindi a trascurare l'apprendimento delle conoscenze a favore della sperimentazione delle nuove sensazioni e attività.

L'adolescente ha anche bisogno di affrancarsi dai suoi genitori, quindi la flessione nel rendimento scolastico è un modo per opporsi alle aspettative genitoriali, abbandonando l'esigenza di cercare la loro approvazione (essere un bravo studente, avere un diploma....). Spesso vengono messi in discussione anche i metodi di lavoro proposti dagli insegnanti.

Se le difficoltà scolastiche si intensificano o continuano nel lungo periodo, iniziano i cattivi risultati e cio' determina un impatto negativo sull'autostima dei ragazzi.



10) Gli esami

Essi convalidano le tappe dell'apprendimento e costellano la vita degli adolescenti per tutto il periodo della scolarità. (medie, liceo e studi superiori). Gli esami apportano ai ragazzi un riconoscimento sociale, per questo motivo vengono affrontati con molta inquietudine. Essi hanno un impatto sia sul loro avvenire professionale, ma anche sulle relazioni familiari. L'adolescente teme di non essere all'altezza e quindi gestisce l'ansia in modo differente a seconda dei casi: alcuni cercano rifugio in altre attività per dimenticare la scadenza, mentre altri sono ossessionati dal ripasso. In entrambi i casi l'adolescente si stanca molto, sia fisicamente che mentalmente e questo non gli consente di controllare la sua angoscia il giorno dell'esame. Perde tutti gli strumenti che normalmente lo aiutano (buchi di memoria, linguaggio diventa confuso, tremori, crisi di pianto...) e questo aumenta la possibilità di insuccesso.

Gli esami scolastici non sono l'unica valutazione a cui è confrontato l'adolescente, esistono anche gli esami sportivi o artistici. A seconda del carattere ricorrente del fallimento il ragazzo non osa più presentarsi agli esami e perde tutta la fiducia in se stesso.


(Articolo ispirato al libro "Protocoles de sophrologie" Catherine Aliotta - InterEditions)


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