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giovedì 8 aprile 2021

La Coscienza: « Frammenti di un insegnamento sconosciuto » di P.D. Ouspenky/Gurdjieff

 

In una delle riunioni che seguirono Gurdjieff ritorno’ sul problema della coscienza.

Vi sono quattro stati di coscienza possibili per l’uomo. 

L’uomo ordinario vive negli stati di coscienza più bassi. I due stati di coscienza superiori gli sono inaccessibili perchè è incapace di comprenderli e li giudica dal punto di vista dei due stati di coscienza inferiori che gli sono abituali.

Il primo: il SONNO, è lo stato passivo nel quale gli uomini trascorrono un terzo e sovente anche la metà della loro vita.

Il secondo, nel quale passano l’altra metà della loro vita, è quello stato in cui camminano per le strade, scrivono libri, discutono soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a vicenda : è uno stato che considerano attivo e chiamano ‘coscienza lucida’ o ‘STATO DI VEGLIA della coscienza’.

Il terzo stato di coscienza è il ricordarsi di sé o COSCIENZA DI SE', coscienza del proprio essere, costituisce il diritto naturale dell’uomo ‘quale egli è’, e se l’uomo non lo possiede, è unicamente perchè le sue condizioni di vita sono anormali. Questo stato di coscienza appare a tratti molto brevi e molto rari, non è possibile renderlo più o meno permanente senza un allenamento speciale.

Per la maggior parte delle persone, anche se molto colte e ragionevoli, il principale OSTACOLO sulla via dell’acquisizione della coscienza di sé è che ‘CREDONO di possederla’, sono del tutto convinti di avere già la coscienza di sé stessi e di possedere tutto cio’ che accompagna questo stato. Ora, è evidente che un uomo non avrà interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede già. Al contrario, se gliene parlate, penserà che siete pazzo, o che tentiate di approfittare della sua credulità per un vostro vantaggio personale.

Il quarto stato di coscienza è la COSCIENZA OBIETTIVA. In questo stato l’uomo puo’ vedere le cose come sono. Talvolta, negli stati inferiori di coscienza, egli puo’ avere dei barlumi di questa coscienza superiore. Esistono testimonanze sullla possibilità di realizzare tale stato di coscienza che viene definito ‘ILLUMINAZIONE’. 

Ma l’unica strada giusta verso la coscienza obiettiva passa attraverso lo sviluppo della coscienza di sé, il terzo stato di coscienza.

Per comprendere quale è la differenza tra gli stati di coscienza bisogna tornare al primo stato, che è il sonno. L’uomo è immerso nei suoi sogni, poco importa che ne conservi o meno il ricordo. Poi l’uomo si sveglia. A prima vista, questo è uno stato di coscienza completamente diverso. Egli puo’ muoversi, parlare con altre persone, fare dei progetti, vedere pericoli, evitarli, e cosi di seguito. Sarebbe ragionevole pensare che si trovi in una situazione migliore di quando era addormentato. Ma se gettiamo uno sguardo sul suo mondo interiore, sui suoi pensieri, sulle cause delle sue azioni, comprendiamo che egli è pressoché nello stesso stato in cui era quando dormiva. 

E’ anche peggio, perchè nel sonno egli è passivo, cioè non puo’ fare nulla. Nello stato di veglia, al contrario, egli PUO’ AGIRE continuamente e i risultati delle sue azioni si ripercuoteranno su di lui e sulle persone intorno a lui. Eppure, non si ricorda di sé stesso. 

Egli è una macchina, tutto gli succede. Non puo’ arrestare il flusso dei suoi pensieri, non puo’ controllare la sua immaginazione, le sue emozioni, la sua attenzione. Vive in un mondo soggettivo di amo/non amo, mi piace/non mi piace, ho voglia/non ho voglia, cioè in un  mondo fatto di cio’ che crede. 

Non vede il mondo reale. Esso gli è nascosto dal muro della sua immaginazione. Egli vive nel sonno. Dorme. Quello che chiama la sua ‘coscienza lucida’ non è che sonno molto più pericoloso del sonno nel suo letto.

Consideriamo qualche avvenimento della vita dell’umanità. Ad esempio la guerra. Cosa significa ?

Significa che molti milioni di addormentati si sforzano di distruggere molti milioni di altri addormentati. Si rifiuterebbero di farlo, naturalmente, se si svegliassero. Tutto quello che accade è dovuto a questo sonno. Sonno e Veglia sono entrambi stati di coscienza soggettivi. Solo cominciando a ricordarsi di sé l’uomo puo’ realmente svegliarsi.

Un uomo pienamente sviluppato, nel vero senso della parola, dovrebbe possedere quattro stati di coscienza. 

Tuttavia l’uomo ordinario vive solo in due stati di coscienza. 

Egli conosce, o perlomeno puo’ conoscere l’esistenza del quarto stato. Tutti gli ’stati mistici’ e simili sono mal definiti, ma se non si tratta né di frodi, né di simulazioni, si tratta di sprazzi di cio’ che chiamiamo uno stato di coscienza obiettiva, il quarto stato di Coscienza. 

Normalmente, invece, l’uomo non sa nulla del terzo stato di coscienza e neppure lo sospetta. Nè puo’ sospettarlo, perchè se gli spiegate cos’è, egli vi dirà che quello è il suo STATO ABITUALE. 

Egli considera sé stesso un essere cosciente che governa la propria vita. I fatti lo contraddicono, ma egli li ritiene accidentali o momentanei, destinati a sistemarsi da soli.

Immaginando di possedere la coscienza di sé per diritto di nascita, non gli verrà mai in mente di tentare di avvicinarla o di ottenerla. E tuttavia senza il terzo stato di coscienza arrivare al quarto stato non è possibile!!


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venerdì 24 gennaio 2020

Per un mondo migliore bisogna iniziare dai bambini!


Se ad ogni bambino di 8 anni venisse insegnata la meditazione, riusciremmo ad eliminare la violenza nel mondo entro una generazione”  (Dalai Lama)



Cosa succederebbe se fin da piccoli avessimo imparato a vivere in armonia con noi stessi e con gli altri?
Immaginiamo per un attimo quale rivoluzione sarebbe se fin da piccoli fosse insegnato a scuola,  quanto conta connettersi con la parte più profonda di se stessi. 
Pensiamo a come cambierebbe la nostra società se la conoscenza di se stessi diventasse materia di studio a scuola: i bambini imparerebbero a crescere ed evolversi in adulti veramente autentici, con la possibilità di crescere sviluppando cio' che sono e i loro veri talenti piuttosto di crescere adeguandosi a cio' che gli altri si aspettano da loro, creando frustrazioni e senso di inadeguatezza. 

Bambini che venissero cresciuti in questo modo svilupperebbero un legame più forte con tutti gli esseri viventi e soprattutto sentirebbero l'esigenza di collaborare piuttosto che competere.

Un esempio di questa possibilità reale ci arriva dalla Danimarca, un paese tra i primi tre più felici a livello globale.

Nelle scuole della Danimarca un’ora alla settimana è dedicata alla Klassens tid, una lezione di empatia per studenti dai 6 ai 16 anni. È una parte fondamentale del curriculum danese ed è materia scolastica dal 1993.
L’ora di empatia ha la stessa importanza dell'ora, per esempio, di inglese o matematica. Durante la Klassens tid gli studenti parlano dei loro problemi, legati alla scuola o meno,  i bambini raccontano le proprie fragilità e ragionano insieme. E, se ci pensate, sarebbe veramente una rivoluzione insegnare fin da piccoli quanto conta che nessuno rimanga indietro, che nessuno rimanga mai solo e soprattutto che in fondo ognuno di noi combatte una battaglia personale che andrebbe sempre rispettata e trattata con gentilezza.

In Danimarca i bambini imparano che la competizione è esclusivamente con se stessi, non con gli altri. Infatti le scuole danesi non offrono né premi né trofei ai loro studenti che eccellono nelle materie scolastiche o negli sport, per non creare competizione. Praticano invece la cultura della motivazione a migliorare esclusivamente nei confronti di se stessi.

Andare a scuola di empatia prepara i bambini a diventare adulti felici.

In tutte le scuole bisognerebbe introdurre una materia di studio in cui si insegni ad aumentare la consapevolezza del corpo, delle emozioni e dei pensieri. Si dovrebbe introdurre uno spazio di ascolto dove i bambini imparino a ritrovare la calma e a promuovere empatia e collaborazione tra compagni di classe, uscendo dalla logica del "fare" per entrare nel proprio "sentire" senza giudizio.


 Per questo motivo, uno dei miei progetti è proporre l'introduzione delle tecniche della sofrologia nelle scuole. Perchè?

Attraverso la sofrologia i bambini hanno moltissimi benefici tra cui: riduzione dello stress, miglioramento della concentrazione e della memoria, maggiore capacità di focalizzazione, una maggiore fiducia in se stessi, imparare a superare problemi comportamentali quali la timidezza, l'aggressività, l'impazienza etc...

Inoltre, alla fine di ogni seduta sia individuale che di gruppo i bambini hanno la possibilità di esprimere le loro emozioni in un ambiente dove regna la gentilezza, il non giudizio e dove quindi viene agevolato il poter prendere la parola con disinvoltura e tranquillità.



Per vivere in una società migliore, dove sia normale vivere in armonia con gli altri, bisogna prima imparare quella serenità che è donata dallo stare in pace con se stessi.






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mercoledì 15 gennaio 2020

Differenza tra Sofrologia e Tecniche di Rilassamento

La sofrologia si differenzia dalle tecniche di rilassamento in quanto va oltre la semplice ricerca del rilassamento corporeo. I due metodi, in effetti, sono molto simili, ma esistono delle differenze: le tecniche di rilassamento esistono dal XIX secolo, la sofrologia è più recente, essendo nata negli anni sessanta. Quindi si puo' dire che le tecniche di rilassamento sono state utilizzate, insieme ad altre tecniche, dal creatore della sofrologia, il neuropsichiatra spagnolo di origine colombiano Alfonso Caycedo.

Quali sono le similitudini tra le due tecniche?

Il metodo di lavoro è simile, poichè il terapeuta interviene quando il paziente è alle soglie del sonno, la voce è usata come veicolo di cura, c'è assenza di manipolazione fisica, la ricerca del rilassamento corporeo e l'utilizzo della respirazione come supporto per entrare in contatto con il corpo.
Esistono pero' anche molte differenze: prima di tutto la postura, in quanto nelle tecniche di rilassamento la persona è sdraiata oppure seduta comodamente, in sofrologia si rimane seduti oppure in piedi.
Le prime inoltre sono un metodo passivo, esattamente come un massaggio, mentre l'obiettivo della sofrologia è rendere la persona attrice del suo cambiamento e della sua evoluzione: quindi l'intenzione non è la stessa. Infatti la sofrologia propone degli strumenti per agire, per trasformarsi.

Inoltre, il rilassamento ricercato in sofrologia va ben oltre il semplice rilassamento muscolare. E' molto più profondo perchè deve contribuire a mantenere il corpo in buona salute, migliorando anche gli organi e la circolazione del sangue. Il lavoro viene fatto a livello corporeo, emotivo e mentale, cioè nelle differenti strutture della Coscienza. In tal modo il rilassamento diventa per il primo metodo un obiettivo, mentre per la sofrologia è uno degli strumenti utilizzati.

L'obiettivo del sofrologo è quindi aiutare la persona ad evolvere per portare uno sguardo differente sul proprio quotidiano, per reagire in modo differente, per prepararsi all'azione.

L' "allenamento" quotidiano, regolare, fatto a casa, delle tecniche apprese in seduta con il sofrologo, conduce ad una migliore conoscenza di sè: le tecniche di visualizzazione del futuro ci permettono di vederci agire in un altro modo, riuscendo al meglio in quello che è bene per noi. Si lavora sul positivo e si sviluppano in questo modo delle connessioni neuronali più solide, che consentono il rafforzamento della fiducia in sè e lo sviluppo delle capacità di cui abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni.
La sofrologia migliora anche capacità quali la memoria, la concentrazione, il discernimento, l'intuizione....

I benefici della sofrologia in termini di prevenzione sono oggi riconosciuti: in Francia è presente negli ospedali da molto tempo, si sta imponendo anche nel mondo delle imprese e nelle scuole sotto forma ludica, dove i ragazzi apprendono a gestire le loro emozioni divertendosi.

martedì 7 gennaio 2020

Come gestire le Emozioni sgradevoli


Quando parliamo di emozioni sgradevoli, la prima reazione è cercare di evitarle, contenerle oppure sbarazzarcene al più presto. Ma come spesso accade, più cerchiamo di fuggire qualcosa e più quel qualcosa ritorna.

In effetti le nostre Emozioni, siano esse positive o meno, sono uno splendido ed utile strumento di Conoscenza di Sè. In particolare, nella Sofrologia, le emozioni sgradevoli, vengono considerate come una difficoltà di adattamento ad una data situazione da osservare. 
Ogni emozione ha un suo proprio linguaggio, bisogna solo mettersi all'ascolto cercando di cogliere i segnali corretti per andare a lavorare più efficacemente sulla propria Coscienza.

Il cammino da compiere è la corretta integrazione di queste Emozioni attraverso una metodologia che consenta una relazione naturale con esse. Illustriamo di seguito il riferimento teorico a questa metodologia:

1) Diminuire l'intensità dell'Emozione quando necessario
2) Definire il contesto in cui si sviluppa
3) Identificare i comportamenti razionali per gestire l'emozione
4) Agire mettendo in pratica i comportamenti più adatti

Il primo passaggio viene risolto in Sofrologia attraverso degli esercizi che si fondano sulla respirazione controllata e il rilassamento muscolare. Mentre per il secondo punto è fondamentale definire il contesto che è proprio per ogni emozione, per comprenderla e riuscire a porre in essere i comportamenti più adatti.



IDENTIFICARE IL CONTESTO

Quando percepiamo la collera significa che percepiamo una mancanza di rispetto dei nostri Valori da parte di qualcun altro. Al contrario nel senso di colpa siamo noi a sentire di non aver rispettato i nostri Valori di Vita.

La paura appare quando sento di non essere preparato a dovere per affrontare una certa situazione. La tristezza ci pervade quando abbiamo delle difficoltà a vivere una perdita.

Nella frustrazione abbiamo delle attese che facciamo fatica a soddisfare, mentre nella delusione abbiamo delle attese che non riusciamo a soddisfare come vorremmo.

Per fare un esempio di identificazione di comportamenti razionali da porre in essere, nella collera posso comunicare i miei Valori partendo dal pronome IO, evitando di utilizzare il pronome TU che viene vissuto come un'aggressione dall'altra parte. Posso mettermi all'ascolto dell'altro per prestare attenzione alle cose che vuole comunicarmi. Posso assicurarmi che la realtà non venga deformata (abbiamo la tendenza ad ingigantire i problemi oppure ad immaginare che certe cose siano fatte espressamente contro di noi)

Alla fine posso passare all'azione: vale veramente la pena far montare la collera oppure posso utilizzare questa Energia per fare cose più costruttive?

La tensione verso una migliore gestione delle nostre emozioni negative sgradevoli significa imparare a viverle in Piena Coscienza.

martedì 17 dicembre 2019

Stimolare il nervo vago per combattere l’infiammazione

Cos'è il nervo vago?

è il decimo nervo delle dodici paia di nervi cranici che partono dal tronco encefalico. I 2 nervi vaghi destro e sinistro sono tra i più importanti del corpo nonché i più lunghi ed i più ramificati tra i nervi cranici.

E' il nervo più lungo del corpo ed è al centro della comunicazione tra il cervello e i nostri organi interni. Potenziarlo risulta quindi benefico per la nostra salute, specialmente per combattere le infezioni.

Senza che ce ne accorgiamo, il sistema nervoso autonomo scambia costantemente informazioni e i comandi tra il cervello e i vari organi del corpo, come il cuore, i polmoni e l'intestino. All'interno di questo sistema il nervo vago fa parte del sistema regolatorio parasimpatico, la cui attività è predominante quando siamo a riposo.
Una funzione essenziale del nervo vago è la regolazione dello stato infiammatorio del corpo. Agendo sul sistema immunitario, aiuta a prevenire le infiammazioni. Nella malattia di Crohn e nell'artrite reumatoide, studi pilota hanno dimostrato l'efficacia della neurostimolazione vagale. Potrebbe anche prevenire e ridurre gli effetti legati allo stress, come stati di stress post-traumatico o burn-out, o addirittura limitare gli effetti collaterali dei trattamenti farmacologici.

Molti studi mostrano anche un legame tra il livello di attività del nervo vago e il nostro stato emotivo. Quando siamo in uno stato di calma interiore e proviamo emozioni di gratitudine o compassione, l'attività del nervo vago è ai massimi livelli.
Agisce in particolare sulla frequenza cardiaca facendola rallentare: questo è ciò che viene chiamato il freno vagale. Senza di essa, la nostra frequenza cardiaca a riposo aumenterebbe a 100-110 battiti al minuto invece di 50-90 in tempi normali.

Al contrario, quando sentiamo paura o sotto stress, l'attività del nervo vago diminuisce molto rapidamente. Con l'azione combinata del sistema simpatico (al contrario del sistema parasimpatico), questo aumenta la frequenza cardiaca.
Inoltre, poiché lo stress inibisce l'attività del nervo vago, gli impedisce di esercitare il suo potere antinfiammatorio.

Normalmente, una volta superato un evento stressante, il nervo vago prende il sopravvento per garantire il recupero nel corpo e della mente. Ma in alcuni disturbi emotivi, come la depressione o l'ansia, c'è un collasso dell'attività vagale.
Lo stress e le emozioni svolgono anche un ruolo nell'insorgenza e nel peggioramento di alcune malattie, come la sindrome dell'intestino irritabile, la malattia infiammatoria intestinale e l'artrite reumatoide. In queste malattie, ci sono spesso anomalie nella comunicazione tra il cervello e l'intestino.



Come si puo' rinforzare il 
nervo vago?

Tutte le tecniche utilizzate per combattere gli effetti dello stress hanno un potenziale effetto sull'attività del nervo vago. Questo è il caso, ad esempio, della "coerenza cardiaca". Consente la regolazione della frequenza cardiaca attraverso la respirazione lenta e controllata di circa sei cicli inspirazione-espirazione al minuto. 

L'obiettivo è aumentare la variabilità della frequenza cardiaca per migliorare il tono vagale e, in definitiva, il "tono" antinfiammatorio.
Altre tecniche come la meditazione, la sofrologia o l'ipnosi aiutano a raggiungere questo obiettivo.

La stimolazione del nervo vago è promettente, tuttavia, restano da determinare le condizioni della pratica per ottenere un rafforzamento vagale ottimale e studi terapeutici per convalidare questi metodi.










venerdì 13 dicembre 2019

La Sofrologia lavora con il Corpo per guarire lo Spirito


La Sofrologia è un metodo semplice ma rigoroso, che permette a chiunque di ritrovare una versione migliore di se stesso. 
Non è un metodo che si basa solo sul Rilassamento, ma si tratta di una terapia psicocorporale: si lavora attraverso il rilassamento del corpo, che è la porta d’ingresso che permette di iniziare un lavoro più profondo nella Coscienza.

E’ un metodo molto strutturato, preciso e progressivo che richiede la conoscenza di tutte le tecniche che sono state inventate dal Dr. Caycedo. Tecniche che vengono personalizzate dal Sofrologo per ogni ognuno in modo diverso. La cosa positiva della Sofrologia è che fondandosi sul principio dell’adattabilità, puo’ essere uno strumento benefico per chiunque, bambini, adolescenti e adulti.

Si usano gli strumenti della Sofrologia per risolvere problemi che non sono ancora patologie, ma che potrebbero diventarlo se la persona continua a vivere secondo la sua ‘Coscienza naturale’, procrastinando una soluzione. Per esempio se si inizia a non dormire bene non è positivo affidarsi ai sonniferi, perchè in questo modo si rischia di andare verso una ‘Coscienza patologica’. Quindi la sfida è permettere alla persona di apprendere tutti gli strumenti che le servono, per prendersi cura di sè e diventare autonoma nel momento in cui ne senta la necessità. Alla fine del percorso si arriva alla ‘Coscienza Sofronica’: la persona è più all’ascolto di se stessa, riesce a prendere le distanze dai problemi, arriva a relativizzare con più facilità, trovando una soluzione migliore per sè.
Questo è l’obiettivo che si ricerca attraverso la Sofrologia, quello che permette di sviluppare una Piena Coscienza.


Come si svolgono le sedute in Sofrologia?

La prima seduta è fondamentale. Si fanno molte domande alla persona, si ascoltano le risposte, le parole che utilizza, i gesti, la sua postura, le tensioni nel corpo. In Sofrologia non si va ad analizzare il perchè del problema che esiste in quel momento, ma si agisce sul corpo nel qui e ora per aiutarlo a trovare le risorse per arrivare al superamento del problema: rendere più forte la persona che è davanti a noi, rafforzare le sue competenze, in modo che possa avanzare nel percorso in base a cio’ che sente oggi. E’ un vero e proprio percorso per ritornare a se stessi in autonomia: la persona diventa in questo modo l’attore protagonista del proprio percorso di ‘guarigione’.

Il ‘lavoro’ vero e proprio si fa generalmente seduti oppure in piedi attraverso una serie di esercizi corporei che prevedono: respirazione controllata, rilassamento muscolare, concentrazione. La voce del sofrologo accompagna la persona in modo che essa sia veramente nel corpo e non senta più solo il suo dolore fisico, ma la fatica più profonda.
Raggiunto uno stato di Coscienza più profondo si iniziano gli esercizi di visualizzazione che permettono di focalizzare lo sguardo della persona sull’aspetto positivo di tutte le situazioni passate,presenti o future, seguendo il principio per cui tutte le azioni, pensieri o sensazioni positive generano altre azioni e pensieri positivi.



Alla fine di ogni seduta vengono assegnati alla persona dei ‘compiti a casa’: cioè degli esercizi da rifare da solo, in modo che la seduta successiva si possa valutare il lavoro fatto, le difficoltà trovate, in modo da adattare sempre meglio gli esercizi del percorso e aiutare cosi la persona a vivere veramente in accordo con i suoi veri Valori.



lunedì 25 novembre 2019

Le Parole possono modificare il tuo cervello!

Le parole che scegli di usare possono letteralmente cambiare il tuo cervello.



Andrew Newberg, neuroscienziato della Thomas Jefferson University, e Mark Robert Waldman, esperto di comunicazione, hanno collaborato al libro "Words Can Change Your Brain". "Una parola ha il potere di influenzare l'espressione di geni che regolano lo stress fisico ed emotivo".

Quando usiamo parole piene di positività, come "AMORE" e "PACE", possiamo cambiare il modo in cui il nostro cervello funziona aumentando il ragionamento cognitivo e rafforzando le aree dei nostri lobi frontali. L'uso di parole positive più spesso di quelle negative può far rivivere i centri di motivazione del cervello e spingerli all'azione.

All'altra estremità dello spettro, quando usiamo parole negative, impediamo la produzione di alcuni prodotti neurochimici che contribuiscono alla gestione dello stress. Ognuno di noi è prima preoccupato per la sua sopravvivenza; è così che il nostro cervello primitivo ci protegge dalle situazioni pericolose per la sopravvivenza.

Pertanto, quando lasciamo entrare parole e concetti negativi nei nostri pensieri, aumentiamo l'attività al centro della paura del nostro cervello (l'amigdala) e causiamo l'inondazione del nostro sistema da parte degli ormoni che generano stress.
Questi ormoni e neurotrasmettitori interrompono i processi logici e di ragionamento del cervello e inibiscono il normale funzionamento.  

Newberg e Waldman scrivono: "Le parole spaventose e arrabbiate inviano messaggi di allarme attraverso il cervello e chiudono parzialmente i centri logici e di ragionamento situati nei lobi frontali".

Un estratto dal loro libro spiega come l'uso delle parole giuste puo' letteralmente cambiare la nostra realtà:

"Mantenendo una (parola) positiva ed ottimista nella tua mente, stimoli l'attività del lobo frontale.
Questa area include centri di trattamento specifici che si collegano direttamente alla corteccia motoria responsabile della tua azione. E come ha dimostrato la nostra ricerca, più ti concentris ulle parole positive, più inizi a raggiungere altre parti del cervello.

Le funzioni del lobo parietale iniziano a cambiare, cambiando la tua percezione di te stesso e delle persone con cui interagisci. Una visione di sé positiva ti porterà a vedere il bene negli altri, mentre un'immagine di sé negativa ti spingerà al sospetto e al dubbio.

Nel corso del tempo, anche la struttura del tuo talamo cambierà in risposta alle tue parole, pensieri e sentimenti coscienti e crediamo che i cambiamenti talamici influenzino il modo in cui percepisci la realtà".



Uno studio di Psicologia positiva approfondisce gli effetti dell'uso di parole positive. A un gruppo di adulti dai 35 ai 54 anni è stato assegnato un compito serale: registrare tre cose che sono andate bene per loro quel giorno, incluso il perché.

I successivi tre mesi hanno mostrato che il loro livello di felicità ha continuato ad aumentare e il loro senso di depressione ha continuato a diminuire. Concentrandoci e riflettendo su idee ed emozioni positive, possiamo migliorare il nostro benessere generale e aumentare la funzionalità del nostro cervello.

Su quali parole scegli di focalizzare la tua energia? 

Se noti che la tua vita non è esattamente "felice", prova a tenere un diario con te per scoprire quanto spesso usi parole negative. Potresti essere sorpreso di vedere come sia la soluzione più semplice per una vita migliore: cambiare le tue parole, cambiare la tua vita.

(Testo tradotto da https://exoportail.com/parlez-avec-amour-comment-vos-mots-restructurent-litteralement-votre-cerveau/?fbclid=IwAR3dS1VLlH0uxkSVvce36z8BvJrBU4M7JipCJpnwmhXaqbcWohDeZh6ONAw)


sabato 19 ottobre 2019

La Scala dell'Autostima di Rosenberg


"L'autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l'autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni. La parola autostima deriva appunto dal termine "stima", ossia la valutazione e l'apprezzamento di sé stessi e degli altri."

Se ne deduce quindi che l’autostima è strettamente relazionata con il giudizio soggettivo che formuliamo su noi stessi. Un’autostima sana, dunque, genererà sempre un grande benessere, mentre a livelli molto bassi può puo’ farci dubitare di cio’ che è importante per noi, cio’che dona un senso alle nostre azioni e alle nostre scelte.



La scala dell’autostima di Rosenberg deve il suo nome al suo creatore, Morris Rosenberg, professore e dottore in sociologia che ha dedicato diversi anni della sua vita allo studio dell’autostima e dell’autoconcetto. Nel 1965 ha pubblicato il libro “La società e l'autostima dell'adolescente”, attraverso il quale ha presentato la sua scala di autostima.

La scala di Morris Rosenberg raccoglie 10 affermazioni che ruotano attorno a quanto si valorizza la persona, così come a quanto si ritiene soddisfatta di se stessa.
Le 5 prime affermazioni sono formulate in forma positiva, le restanti 5 in forma negativa.

Come si misura l'autostima con la scala di Rosenberg?

È semplice. Leggi le seguenti affermazioni e rispondi seguendo le istruzioni.
L’interpretazione del risultato è valido sia per i maschi che per le femmine.

1. Credo di essere una persona apprezzabile, almeno nella stessa misura degli altri.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

2. Sono convinto di avere buone qualità.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

3. Sono capace di fare bene le cose come la maggior parte delle persone.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

4. Ho un atteggiamento positivo verso me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

5. In generale, sono soddisfatto di me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 4; d'accordo = 3; in disaccordo = 2; profondamente in disaccordo = 1)

6. Sento di non avere molti motivi per essere orgoglioso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

7. Solitamente, tendo a pensare che sono un fallito.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

8. Mi piacerebbe poter avere più rispetto per me stesso.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

9. A volte mi sento completamente inutile.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

10. A volte sento di non essere una buona persona.

(Scegli una delle seguenti risposte e somma i punti: pienamente d'accordo = 1; d'accordo = 2; in disaccordo = 3; profondamente in disaccordo = 4)

Somma tutti i punti e scopri cosa dice di te la scala di Rosenberg

La somma è inferiore a 15
Stiamo parlando di un'autostima molto bassa.

Il risultato è compreso fra 15 e 30
Il paziente ha un'autostima normale, anche se leggermente bassa.

Hai raggiunto i 30 punti
La tua autostima è equilibrata e salutare, propria di una persona soddisfatta con la sua vita ed emozionalmente stabile.

La somma finale è superiore a 30
Il paziente ha un'autostima molto alta.

40 è il punteggio più alto
Questo dato indica che la persona ha un'autostima molto alta, cosa che potrebbe anche essere sintomo di qualcos'altro: il soggetto non ha consapevolezza reale di se stesso, si sta sopravvalutando o non è capace di riconoscere i propri errori e i propri limiti.

I lavori su grande scala realizzati con questo strumento hanno permesso di scoprire che le persone più stabili emotivamente ed estroverse hanno una stima di sè più grande delle persone introverse che hanno una più debole stima di sè.

Dobbiamo prenderci cura della nostra autostima, perchè è un pilastro del nostro equilibrio, la base dalla quale parte la spinta per lanciarci in nuovi progetti, per farci uscire dalla zona di confort e farci sentire più a nostro agio nel nostro quotidiano.

In che modo la sofrologia puo’ essere utile all’incremento dell’autostima?

Durante un percorso sofrologico si arriva ad una maggiore conoscenza di sè, sviluppando una maggiore facilità a volgersi verso cio’ che è meglio per noi stessi, mettendo a distanza le difficoltà. Conoscersi meglio quindi è uno degli strumenti che favoriscono un innalzamento dell’autostima.

Attraverso gli esercizi proposti si arriva a risvegliare e rinforzare le proprie capacità, contribuendo cosi a sviluppare la fiducia in sè.
Si lavora molto sull’ascolto del proprio corpo per arrivare a gestire le emozioni spiacevoli. Si lasciano fluire le emozioni, imparando a gestirle, ritrovando cosi una relazione naturale con esse. Attraverso la Sofrologia si rinforza la capacità di resistenza alla frustrazione e alla disillusione che sono alla base di una mancanza di autostima.


E adesso, siete pronti per testare il livello della vostra autostima?